Sabato 28 novembre a San Benedetto del Tronto credo abbiamo fatto un altro passo, positivo, per consolidare ed allargare le relazioni che ci permettano, insieme, di provare a <<ridar respiro al mondo>>, come ci ha scritto Alessandro Santoro, ex parroco ed animatore della comunità di base delle Piagge, partendo dai nostri luoghi.
Innanzi tutto la conoscenza: quasi 150 persone, di cui oltre trenta sono restate anche dopo cena, hanno conosciuto , o conosciuto meglio, DemocraziakmO, Luoghi-Comuni, Cantieri AltreMarche etc.; i temi concreti di cui si stanno occupando o intendono occuparsi; la complessità della questione “come stare insieme”. Hanno ascoltato Mario Pezzella e capito meglio la società dello spettacolo. Hanno portato a casa (forse per leggerli), fra gli altri materiali, la sintesi dei lavori delle Piagge, la carta dei valori di Luoghi-Comuni, la carta del territorio di Cantiere AltreMarche.
In secondo luogo la rete di contatti e di connessioni: molte associazioni si sono incontrate e conosciute, in alcuni casi raccontandosi e dichiarandosi pronte a stare dentro la trama comune (L’alveare, Ermo Colle, Cantiere AltreMarche, Meteorivierapicena, coordinamento Salviamo il paesaggio delle Marche), in altre ascoltando (per citarne alcune: Meet Up Fermo, Lista di cittadinanza di Porto Sant’Elpidio, Maremoto, Coordinamento per le Terme di Acquasanta); persone con e senza tessera di partito hanno socializzato le motivazioni (e le difficoltà) dello stare insieme, aprendo brecce e nuove pratiche di contatto fra mondi (partiti e società) oggi sciaguratamente contrapposti e separati .
Ci siamo lasciati con alcune condivisioni chiare:
i contenuti su cui stare insieme: “riappropriazione sociale” dei luoghi, ad iniziare dal dire e far sì che acqua, aria, energia e beni comuni nel loro insieme non possano essere messi sul mercato e privatizzati; buona qualità di vita delle persone e giustizia sociale, ad iniziare dal tema del lavoro, del superamento della precarietà, della solidarietà verso i più fragili; economie sostenibili e stili di vita rispettosi dei tempi di rigenerazione della natura; metodi partecipati volti a far sì che siano le popolazioni a scegliere gli assetti del territorio e le forme dei paesaggi.
Come stare insieme: le metodologie, le pratiche, gli strumenti per operare insieme nasceranno dalle esperienze che di volta in volta saremo in grado di attivare, dalla capacità di far tesoro degli errori, dall’umiltà del non avere modelli nella consapevolezza che, se li vogliamo vivi, li dobbiamo costruire facendo. Il punto di partenza è per ora “la rete”: intrecceremo sempre di più le nostre esperienze e le renderemo via via più vicine ed integrate, mantenendo ciascuno la propria specificità ma condividendo competenze, conoscenze, realizzando sui contenuti condivisi azioni e progetti comuni.
Da questi punti fermi, i prossimi passi operativi.
Olimpia Gobbi, dal convegno di San Benedetto per “ridare respiro al mondo”
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