Solidarietà a don Alessandro Santoro, prete della comunità di base delle Piagge. www.altracitta.org


 

Alcuni di noi hanno conosciuto Alessandro Santoro, prete delle  Piagge, e la straordinaria esperienza di quella comunità il 10 e l’11 ottobre scorso, in occasione dell’incontro di “Democraziakmzero”. Ne siamo rimasti colpiti.

Il 26 ottobre 2009, come si è appreso  dalla stampa nazionale, il vescovo di Firenze ha sollevato don Alessandro  dalla «cura pastorale della comunità» per aver celebrato il matrimonio di una donna nata uomo, riconosciuta come donna dallo Stato e già sposata civilmente.Queste le parole che un nostro socio, che ha partecipato al seminario delle Piagge,  ha indirizzato  ad Alessandro Santoro e  al vescovo di Firenze, unendole alle molte partite da tutta Italia.

Carissimo Alessandro,

non credo che tu possa ricordarti di me (ci siamo salutati quella domenica pomeriggio al termine di “Democrazia kmzero”).

Quella mattina insieme con mia moglie ho partecipato all’eucarestia che tu hai celebrato con la comunità; per me, per noi, è stato un momento fortissimo, uno di quei momenti in cui – come ci invitasti a fare tu stesso – lasci che la voce dello Spirito ti penetri dentro, in cui senti il bisogno di cambiare mente e cuore, di rendere più credibile la tua vita.

Di questo momento, di questa opportunità che mi è stata data di conoscerti, io (che non so pregare) ho ringraziato più volte in questi giorni il Signore. Spero che il signore mi ascolti e non lasci sola la tua famiglia.

Un abbraccio.

Saverio

 

 

Caro fratello Giuseppe (vescovo),

 forse ti aspetti che io ti esprima il dolore o la rabbia per il provvedimento da te preso nei confronti di Alessandro Santoro.

Non è così.

In realtà non sono preoccupato per lui né per la Comunità delle Piagge. Io ci sono stato, in mezzo a quella gente, un paio di giorni scarsi; ho partecipato (abbastanza casualmente) all’eucarestia celebrata da Alessandro;  mi sono sentito abbracciato, immerso in quella realtà e questo mi è bastato per  “vedere Dio”, in carne ed ossa.

Non sono preoccupato né per la comunità né tanto meno per Alessandro, perché loro sono “consolati”. Sono invece sinceramente preoccupato, da fratello, per te, perché in questo momento difficile sei veramente solo e non so se troverai la forza di liberarti dai tuoi fantasmi.

Coraggio, fratello vescovo. Questa è un’opportunità più unica che rara per scegliere la vita; fa’ un atto di umiltà, di’ senza vergogna che hai sbagliato, che la legge la religione l’obbedienza… ti hanno preso la mano e hai dimenticato quella buona notizia in cui credevi quando decidesti di farti prete. Non fartene una colpa… capita a tutti di sbagliare.

Quel Dio, che tu preghi, non giace esanime nella cattedrale: è risorto nella Comunità delle Piagge. Perciò oggi stesso, alzati dalla cattedra, immergiti in quella Comunità, non rifiutare il suo abbraccio, lasciati “consolare” da quel popolo che Dio ama.

Un abbraccio fraterno,

Saverio

 

Riportiamo di seguito i racconti del matrimonio e dell’ultima messa celebrata da don Alessandro il 1 novembre,  diffusi attraverso il sito www.altracitta.org  dove è possibile anche conoscere i modi per esprimere vicinanza  e solidarietà a don Alessandro ed alla comunità delle Piagge.

 26 ottobre 2009. La celebrazione del matrimonio
«Ieri alle Piagge si respirava un’atmosfera insolita per un matrimonio. Tutto era come sempre: le sedie messe in circolo, il grande crocefisso di legno, cartelloni, disegni e documenti a testimoniare le tante attività svolte dentro questo luogo di incontro, che è chiesa, scuola, redazione, sala riunioni. C’erano come sempre tanti bambini, seduti accanto al prete, dietro l’altare, più o meno silenziosi ma certo partecipi di un momento importante, forse storico. C’era la gente delle Piagge, raccolta e pensierosa, con l’animo in subbuglio e il fiato sospeso.
Perché ieri due persone consacravano la loro unione, già benedetta da trent’anni di amore e fiducia, ma un’altra unione era lì sull’altare, pronta al sacrificio in nome dell’obbedienza. Non quella al diritto canonico: l’obbedienza al precetto di amore del Vangelo. A questa obbedienza Santoro non può non adempiere, come ha spiegato durante la messa, ed è per fedeltà verso la sua gente che non ha potuto non celebrare questo matrimonio.
L’unione di Sandra e Fortunato, ha detto ancora Santoro, è amata da Dio. A questo proposito ha citato un episodio narrato negli Atti degli Apostoli, quando lo Spirito Santo discende anche sui non circoncisi. Un segno dell’accoglienza di Dio anche per i «non conformi», la stessa accoglienza che è stata alla base di tutta le azioni della Comunità delle Piagge, un modo di agire del resto ovvio, naturale e imprescindibile in un quartiere dove la realtà vera delle persone è fatta di passi falsi, incidenti, peccati ed omissioni. Come tutta la realtà umana.
Alessandro Santoro, prete, si è immerso in questa realtà difficile e spigolosa, l’ha condivisa, ci ha fatto a pugni, l’ha abbracciata, l’ha fatta sua. Certo anche a questo pensava nel lungo momento di preghiera e riflessione che lo ha visto appoggiarsi alla parete sotto la croce, con la testa fra le mani. Intanto il canto parla di cose passate a cui non pensare più, di cose nuove che fioriranno, e la commozione sale. Tanti hanno gli occhi lucidi, qualcuno piange apertamente. Il pensiero corre al dopo. Cosa succederà adesso, come reagirà la Curia? Sospensione, allontanamento? Qualunque cosa sarà, dovremo accettarla: su questo punto Santoro è fermo. Il matrimonio si celebra, gli anelli benedetti vengono scambiati, gli sposi si promettono amore e fedeltà. Tutti ci stringiamo le mani, in un abbraccio collettivo che è un flusso di energia e una promessa per il futuro. Continueremo, ci saremo, resisteremo. Anche se questo sacramento probabilmente sarà annullato, ricorda Santoro agli sposi, non lo sarà per noi, non lo sarà per Dio, che vi ama. Potremmo dire: l’uomo non separi ciò che Dio ha unito. Certi che vale anche per la Comunità delle Piagge»

 

 

 

 

1 novembre 2009. La messa è finita. Don Santoro lascia le Piagge. La comunità non si arrende

 di Gianluca Carmosino

 

Migliaia di persone hanno partecipato all’ultima messa di Alessandro Santoro alle Piagge. Tra le lacrime, Alessandro ha trovato il modo e le parole per ringraziare tutti gli abitanti del quartiere e perfino Carta.

 

 

Più di 1.200 persone, tra loro anche molti non credenti, migranti, rom e alcune persone provenienti da fuori Firenze, hanno partecipato domenica 1 novembre dalle 11 alle 14 all’ultima messa di don Alessandro Santoro presso la comunità delle Piagge. Una celebrazione commovente, nella quale rabbia e gratitudine si sono alternati negli interventi e nelle preghiere. Tutti, in diverso modo, hanno fatto capire che, nonostante il provvedimento del vescovo Giuseppe Betori contro don Santoro [che il 26 ottobre ha «celebrato» il matrimonio di Sandra, una donna nata uomo], il laboratorio delle Piagge, non si ferma.
Oggi alle 15 si svolto il tradizionale doposcuola per i bambini e i ragazzi delle elementari e delle medie. I più grandi hanno partecipato invece dalle 15 in poi al Progetto Rete, dedicato all’accompagnamento degli adolescenti nelle delicate scelte della loro età. Alle 17 i volontari dell’associazione Il Muretto hanno aperto le porte del centro sociale Il Pozzo ai migranti che abitano nel quartiere per portare avanti la scuola di italiano. In serata, come ogni lunedì, c’è anche la scuola informale per gli adulti, per dare la possibilità di leggere e scrivere alle tante persone analfabete del quartiere.
Continua intanto l’invio e la raccolta dei messaggi di solidarietà alla Comunità da parte di centinaia di persone. Nell’ultimo giorno, e solo sul sito della Comunità www.altracitta.org, sono stati raccolti oltre quattrocento messaggi mentre altre centinaia sono arrivati all’indirizzo di posta elettronica ilmuretto@libero.it e presso la redazione di Carta. Altre 700 persone hanno firmato domenica, dopo la messa, l’appello per far restare Alessandro alle Piagge.
Domani, martedì, parte inoltre il digiuno a staffetta sotto la Curia in Piazza Duomo, quala forma di resistenza nonviolenta nei confronti della decisione del vescovo Giuseppe Betori di esiliare Alessandro Santoro in un limbo umano [è stato il vescovo, con tutta la sua arroganza, a usare queste parole].
Domenica Alessandro, tra le lacrime, durante l’omelia ha detto che se tornasse indietro rifarebbe tutte le scelte fatte, anche la «celebrazione» del matrimonio di Sandra, donna nata in un corpo di uomo, «perché non si può dire no all’amore, perché questa è l’unica legge, scritta nel Vangelo, l’unica alla quale sento di dovere obbedienza assoluta». «È questo lo scandalo di cui parla il vescovo – ha detto Alessandro – l’amore incondizionato per l’esistenza umana? Non ho mai insegnato i dieci comandamenti ai bambini – ha poi aggiunto -, perché suonano come divieti. Per spiegare loro la grandezza di Gesù, preferisco parlare del discorso della montagna, delle beatitudini di cui oggi ci parla il Vangelo. Dalla montagna si vede la folla, si vedono i volti delle persone, si può parlare con loro riconoscendosi in loro. E le beatitudini ti dicono non cosa non fare, ma cosa è giusto e bello fare per vivere in pienezza il messaggio di Cristo. Ed essere beati già qui sulla terra, perché anche nell’inferno bisogna fare spazio per il paradiso».
Alessandro ha anche spiegato che ora vuole obbedire a un provvedimento che non condivide, «ma se mi opponessi a pagarne le conseguenze sarebbe tutta la comunità», prima di ringraziare tutte le persone del quartiere «che mi hanno aiutato in questi anni a diventare uomo» e a scoprire che il mondo si può cambiare dal basso. Infine, ha citato le città invisibili di Italo Calvino, ma anche Luigi Pintor, Gandhi e Carta, che in questi anni lo hanno aiutato a guardare le cose da punti di vista differenti.
Da ultimo, con le note di alcune canzone di De Andrè e Gaber, Alessandro ha chiesto un favore alla sua gente: «Voglio la vostra benedizione – ha detto alla Comunità – Voi che siete stati i volti della mia famiglia, venite qui e benedicetemi, con la mano sulla testa, con il vostro abbraccio».
Nel pomeriggio molte persone sono rimaste per conoscere meglio le diverse attività promosse alle Piagge e per salutare Alessandro.

 

Carissimo Alessandro,

non credo che tu possa ricordarti di me (ci siamo salutati quella domenica pomeriggio al termine di “Democrazia kmzero”).

Quella mattina insieme con mia moglie ho partecipato all’eucarestia che tu hai celebrato con la comunità; per me, per noi, è stato un momento fortissimo, uno di quei momenti in cui – come ci invitasti a fare tu stesso – lasci che la voce dello Spirito ti penetri dentro, in cui senti il bisogno di cambiare mente e cuore, di rendere più credibile la tua vita.

Di questo momento, di questa opportunità che mi è stata data di conoscerti, io (che non so pregare) ho ringraziato più volte in questi giorni il Signore. Spero che il signore mi ascolti e non lasci sola la tua famiglia.

Un abbraccio.

Saverio

 

 

Caro fratello Giuseppe (vescovo),

 forse ti aspetti che io ti esprima il dolore o la rabbia per il provvedimento da te preso nei confronti di Alessandro Santoro.

Non è così.

In realtà non sono preoccupato per lui né per la Comunità delle Piagge. Io ci sono stato, in mezzo a quella gente, un paio di giorni scarsi; ho partecipato (abbastanza casualmente) all’eucarestia celebrata da Alessandro;  mi sono sentito abbracciato, immerso in quella realtà e questo mi è bastato per  “vedere Dio”, in carne ed ossa.

Non sono preoccupato né per la comunità né tanto meno per Alessandro, perché loro sono “consolati”. Sono invece sinceramente preoccupato, da fratello, per te, perché in questo momento difficile sei veramente solo e non so se troverai la forza di liberarti dai tuoi fantasmi.

Coraggio, fratello vescovo. Questa è un’opportunità più unica che rara per scegliere la vita; fa’ un atto di umiltà, di’ senza vergogna che hai sbagliato, che la legge la religione l’obbedienza… ti hanno preso la mano e hai dimenticato quella buona notizia in cui credevi quando decidesti di farti prete. Non fartene una colpa… capita a tutti di sbagliare.

Quel Dio, che tu preghi, non giace esanime nella cattedrale: è risorto nella Comunità delle Piagge. Perciò oggi stesso, alzati dalla cattedra, immergiti in quella Comunità, non rifiutare il suo abbraccio, lasciati “consolare” da quel popolo che Dio ama.

Un abbraccio fraterno,

Saverio

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  1. #1 di mezzanato giancarlo il 2 dicembre 2009 - 16:09

    Ho 60 anni, ho fatto per oltre trent’ anni l’infermiere,sono un credente, che ha conosciuto un dio di consolazione da atei e gente al margine. Ho conosciuto (io povero ignorante) la dolcezza e il dolore di un dio d’ amore e di perdono, dagli scritti di Mazzolari, Milani, dalla vita di Gigi Ciotti e recentemente ho scoperto Nogaro. Oggi ho sentito Don Santoro da Augias,
    mi sono commosso alle lacrime, grazie Alessandro!
    Non sono un fissato, ma sono cresciuto al catechismo di un dio potente e vendicativo, questo mi ha lacerato per anni l’ anima, poi la scoperta del dio padre e fratello, del dio che perdona ed ama, mi ha addolcito ma mi ha allontanato sempre più da una chiesa giudicante, potente nell’ oro e nella porpora, una chiesa che scorda l’ uomo. Vedere gente come Alessandro mi apre il cuore, e mi spinge a pregare per i nostri fratelli miopi (non voglio pensarli intelletualmente disonesti).
    Un caro abbraccio
    Giancarlo

(non verrà pubblicata)