Questo è l’ordine del giorno che verrà presentato al prossimo consiglio provinciale per impedire la privatizzazione dell’acqua nel nostro territorio.
Ordine del giorno
IL CONSIGLIO PROVINCIALE DI ASCOLI PICENO
PREMESSO CHE:
- L’acqua rappresenta fonte di vita insostituibile per gli ecosistemi, dalla cui disponibilità dipende il futuro degli esseri viventi.
- L’acqua costituisce, pertanto, un bene comune dell’umanità, il bene comune universale, un bene comune pubblico, quindi indisponibile, che appartiene a tutti.
- La disponibilità e l’accesso all’acqua potabile ed all’acqua necessaria per il soddisfacimento dei bisogni collettivi, costituiscono un diritto inviolabile dell’uomo, un diritto universale, indivisibile che si può annoverare fra quelli di riferimento previsti dall’ art. 2 della Costituzione; a partire dalla promulgazione della Carta Europea dell’Acqua (Strasburgo 1968) la concezione dell’acqua come “bene comune” per eccellenza si è altresì affermata a livello mondiale.
- Il “bene acqua”, pur essendo rinnovabile, per effetto dell’azione antropica può esaurirsi: è quindi responsabilità individuale e collettiva prendersi cura di tale bene, utilizzarlo con saggezza, e conservarlo affinché sia accessibile a tutti nel presente e disponibile per le future generazioni.
- Oggi sulla Terra più di un miliardo e quattrocento milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile. Si prevede che nel giro di pochi anni tale numero possa raggiungere i tre miliardi. L’attuale modello economico dominante anziché favorire la soluzione di tale problema ha prodotto una enorme disuguaglianza nell’accesso all’acqua, generando oltretutto una sempre maggior scarsità di quest’ultima, a causa di modi di produzione distruttivi dell’ecosistema.
- Essendo il diritto all’acqua un diritto inalienabile: l’acqua non può essere di proprietà di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti; l’accesso all’acqua deve essere garantito a tutti come un servizio pubblico.
- Il 19 Novembre scorso il Parlamento Italiano ha convertito in Legge il D.L.135/2009, intitolato “adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica” che modificando tra l’altro le regole di affidamento e gestione dei Servizi Idrici nella direzione del mercato ha, di fatto, cambiato lo status dell’acqua: da bene comune a merce.
- In realtà gli organi della UE hanno più volte sottolineato che alcune categorie di servizi non sono sottoposte al principio comunitario della concorrenza; si veda ad esempio la Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo COM (2004) 374: “…le autorità pubbliche competenti (Stato, Regioni, Comuni) sono libere di decidere se fornire in prima persona un servizio di interesse generale o se affidare tale compito a un altro ente (pubblico o privato)”; è peraltro noto che non esiste alcuna norma europea che sancisce l’obbligo per le imprese pubbliche di trasformarsi in società private (come ribadito da: Corte di giustizia CE, 2005; Commissione CE 2003 e 2006; Parlamento CE, 2006).
- Coerentemente con tale principio la risoluzione del Parlamento Europeo dell’11 marzo 2004 afferma, al paragrafo 5, che “essendo l’acqua un bene comune dell’umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle norme del mercato interno”; mentre la risoluzione del Parlamento europeo del 15 marzo 2006 afferma che la gestione delle risorse idriche deve basarsi “su un’impostazione partecipativa e integrata che coinvolga gli utenti e i responsabili decisionali nella definizione delle politiche in materia di acqua a livello locale e in modo democratico”.
- Al contrario l’art.15 della suddetta Legge approvata nei giorni scorsi dal Parlamento Italiano stabilisce che i servizi pubblici locali, tra i quali il quello idrico, debbano essere affidati “a imprenditori o società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica”, e che le gestioni “affidate conformemente ai principi comunitari in materia di cosiddetta ”in house” (come quella della nostra CIIP S.p.A.) cessano, improrogabilmente e senza necessità di deliberazione da parte dell’ente affidante, alla data del 31 dicembre 2011”.
- Tali determinazione potrebbero portare alla “privatizzazione” dell’acqua, in quanto, nel caso del servizio idrico non si può parlare di “liberalizzazione”; infatti l’utente non ha materialmente la possibilità di scelta tra vari gestori, in quanto chi si aggiudica il servizio lo gestisce per 30 anni in regime di assoluto monopolio.
- Il rischio è quindi quello che a un monopolio pubblico, sul quale gli utenti e le istituzioni locali possono incidere in qualche modo, si sostituisca un monopolio privato orientato al profitto.
- Come ampia letteratura dimostra, i principi del controllo pubblico sul gestore e della proprietà pubblica delle reti, risultano ininfluenti ai fini della salvaguardia dell’utenza in quanto anche i più dettagliati contratti di servizio non riescono ad assicurare nel tempo adeguate garanzie tariffarie e qualitative nel caso di affidamenti così complessi e prolungati. E’ altresì evidente che quando il soggetto pubblico dismette la propria gestione, in breve si disperdono quelle competenze indispensabili per operare un effettivo controllo sul servizio.
CONSIDERATO CHE:
- Con la sentenza n. 272 del 27 luglio 2004 la Corte Costituzionale è già intervenuta nell’ambito della normativa che disciplina i servizi pubblici locali dichiarato l’incostituzionalità di alcune norme che determinavano un’illegittima compressione dell’autonomia regionale e locale in materia di servizi pubblici locali (art.14, comma 1 e 2, del D.L. 269/2003). Tra le norme decadute a seguito dell’intevento della Corte vi è inoltre quella che disciplinava i servizi pubblici locali privi di rilevanza economica (art. 113 bis del D.Lgs. 276/2000).
- Secondo la sentenza citata, infatti, “il titolo di legittimazione per gli interventi del legislatore statale costituito dalla tutela della concorrenza non è applicabile a questo tipo di servizi, proprio perché in riferimento ad essi non esiste un mercato concorrenziale”.
- Il legislatore statale, quindi, in materia di servizi può legiferare soltanto in riferimento al tema della “tutela della concorrenza”, tutto il resto è demandato al livello locale.
- Nel nostro Paese non esiste una legge che stabilisce esplicitamente quali siano i servizi pubblici a rilevanza economica.
- Il servizio Idrico Integrato è senza dubbio un servizio pubblico essenziale, di interesse generale, privo di rilevanza economica, e come tale non soggetto alla disciplina della concorrenza ma rientrante nella competenza esclusiva della Regione (art. 117 Cost.) che deve essere gestito con meccanismi che garantiscano la partecipazione sociale.
- Per sostanziare il principio del diritto dell’acqua come universale e inalienabile, nonché per riorientare il sistema di tariffazione agevolata per le fasce sociali meno abbienti verso un sistema che assicuri maggiore responsabilizzazione degli utenti e politiche di risparmio idrico, appare indispensabile introdurre all’interno dell’ordinamento la definizione del servizio idrico integrato come servizio pubblico essenziale, di interesse generale, privo di rilevanza economica.
PRESO ATTO pertanto:
- che emerge la necessità e l’urgenza di individuare e fare propri, con l’autorevolezza e la sovranità conferita in materia agli enti locali dal Titolo V°, alcuni principi basilari in tema di concezione dell’acqua come “bene comune”.
Tutto ciò premesso e considerato
IL CONSIGLIO SI IMPEGNA a:
Costituzionalizzare il diritto all’acqua, attraverso le seguenti azioni:
- riconoscere anche nel proprio Statuto Provinciale il Diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico;
- · confermare i principi della proprietà tutte le acque, superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà e della conseguente gestione pubblica e partecipata dell’acqua;
- riconoscere anche nel proprio Statuto Provinciale che la gestione del servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, e quindi la cui gestione va attuata attraverso gli Artt.31 e 114 del d.l.gs n.267/2000;
- · invitare la Regione Marche ad approvare una Legge Regionale che riconosca il Servizio Idrico come un servizio pubblico essenziale, di interesse generale, privo di rilevanza economica e, come tale, non soggetto alla disciplina della concorrenza ma rientrante nella competenza esclusiva della Regione (art. 117 Cost.) che deve essere gestito con meccanismi che garantiscano la partecipazione sociale.
- chiedere ai Parlamentari che venga discussa in Parlamento la Legge di iniziativa popolare per una gestione pubblica e partecipata dell’acqua, che ha avuto oltre 400.00 firme e ora giace nella Commissione Ambiente della Camera;
- chiedere ai Comuni, nell’esercizio del ruolo di coordinamento dell’Ente provinciale,
ü di riconoscere anch’essi nel proprio Statuto il Diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico; sancendo altresì a livello statutario che il servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale di interesse generale privo di rilevanza economica
ü di intraprendere tutte le azioni opportune al fine di contrastare i provvedimenti di privatizzazione dell’acqua previsti dall’ art. 23bis Lg. 133/2008, come modificato dal’Art. 15 D.L 135/2009.
ü di promuovere nel proprio territorio, in collaborazione con la Provincia, una Cultura di salvaguardia collettiva della risorsa idrica attraverso:
l’informazione della cittadinanza sui vari aspetti che riguardano l’acqua sul nostro territorio, sia ambientali che gestionali;
il contrasto al crescente uso delle acque minerali e promuovere l’uso dell’acqua dell’acquedotto per usi idropotabili, a cominciare dagli uffici, dalle strutture e dalle mense scolastiche;
la promozione di una campagna di informazione/sensibilizzazione sul Risparmio Idrico, anche attraverso l’uso dei riduttori di flusso, nonché studi per l’introduzione dell’impianto idrico duale;
la promozione, attraverso l’informazione, incentivi e la modulazione delle tariffe, della riduzione dei consumi in eccesso;
l’informazione puntuale della cittadinanza sulla qualità dell’acqua con pubblicazione delle analisi chimiche e biologiche in ogni quartiere e contrada;
la promozione di tutte le iniziative finalizzate alla ripubblicizzazione del Servizio Idrico Integrato nel territorio di propria pertinenza.
- · Sottoporre all’Assemblea dell’Ambito Territoriale Ottimale l’approvazione delle proposte e degli impegni sopra richiamati oltre alla sensibilizzazione all’importanza della riduzione dei consumi di acqua in eccesso attraverso informazione, incentivi, nonché attraverso una modulazione della tariffa;
IL CONSIGLIO SI IMPEGNA ALTRESI’,
in una prospettiva mondiale:
- a sostenere il finanziamento di progetti di cooperazione e di scambio di esperienze tra abitanti delle nostre comunità e quelli di popolazioni africane, latino americane ed asiatiche, a livello di gestione dell’acqua e di tutela dei beni comuni, destinando a tale scopo, oltre a risorse proprie, anche un centesimo al metro cubo di acqua consumata.
- a stimolare ed incentivare lo studio di soluzioni innovative per la realizzazione del diritto all’accesso all’acqua per tutti entro il 2020.
Allo scopo di dare materiale attuazione agli impegni assunti con il presente atto
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO provvederà
al suo inoltro agli Enti succitati e all’avvio nell’ambito della Conferenza dei Capigruppo dell’istruttoria per le modifiche statutarie indicate.