L’Associazione

La Carta dei valori, degli intenti e delle regole

CONTESTO

 

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            Il territorio piceno è dotato di un denso patrimonio civile che alimenta una rete fra le più fitte, all’interno del quadro  nazionale,    di associazioni di promozione sociale, di cittadinanza attiva, di volontariato, di cooperazione. 

 L’amministrazione della Provincia di Ascoli Piceno in carica nel quinquennio 2004/2009  ha portato la sperimentazione e l’attuazione di  metodi decisionali partecipati dalla scala municipale (come sperimentato sin dagli anni Novanta a Grottammare)  ai processi d’area vasta;  la  “Campagna di ascolto” dei Comuni, suo principale strumento,  è  stata considerata una buona pratica  a livello europeo e per questo è stata illustrata al Consiglio d’Europa nell’ambito del seminario internazionale “Coinvolgere i cittadini e le comunità locali nel misurare e favorire il progresso: verso nuovi concetti e strumenti” svoltosi a Strasburgo a fine novembre 2008.

 

            Accanto a tale pratica, sono stati sperimentati ed attivati il  “Tavolo per la programmazione economica” (che ha previsto la partecipazione  attiva e permanente dei rappresentanti istituzionali del sistema delle imprese, delle organizzazioni datoriali, di quelle del lavoro, dell’università, degli enti locali, della Provincia), il “Tavolo Verde” provinciale per la programmazione condivisa delle politiche agricole, il progetto pilota “Valdaso” per la pianificazione e valorizzazione partecipata di un sistema di 23 piccoli  comuni, la coprogettazione fra tutti i Comuni della Provincia  delle risorse europee destinate allo sviluppo locale.

 

            Da questo tessuto di condivisione e partecipazione emergono dal basso, e con sempre maggiore consapevolezza,  il bisogno e l’aspirazione a costruire per il territorio un nuovo sviluppo sostenibile e durevole, attento al benessere delle persone e degli esseri viventi, solidale ed accogliente, dotato di spirito critico, capace di valorizzare le differenze e di fare innovazione in una prospettiva di qualità e di giustizia sociale.

 

            Di tale progetto è parte integrante ed irrinunciabile una buona politica basata sulla  partecipazione democratica intesa come metodo che  permette di rispondere agli effettivi bisogni dei cittadini e di fare scelte coerenti con il bene comune.

 

           

            A fronte di tali attese e di tale dinamico ed innovativo patrimonio di esperienze, pratiche, progetti e strumenti –sicuramente più adeguati alle sfide del tempo perché ancorati a logiche cooperative, connettive e relazionali- nel territorio  permangono tuttavia visioni, culture e comportamenti che legittimano e praticano  processi decisionali  elaborati entro cerchie ristrette, spesso cementate da poteri ed interessi particolari, fatte calare dall’alto sul tessuto sociale, non raramente in maniera direttiva e persino autoritaria.

 

            Tali culture e modalità sono particolarmente forti nelle organizzazioni istituzionalizzate, compresi i partiti che applicano e vivono, ai loro vertici,  logiche di potere e di dominio esercitate su territori, comunità, cittadini. Cittadini ignorati nei loro bisogni, esperienze ed idee, e considerati per lo più soggetti del tutto esterni alle loro decisioni,  collocati in posizioni di subalternità e  ridotti a  destinatari, utenti o terminali da cui ottenere, con tecniche di marketing, il  consenso elettorale .

 

            Ciò costituisce di fatto una delle cause fondamentali dell’emergenza democratica in cui ci troviamo e della sfiducia dei cittadini verso le forme tradizionali della politica; in particolare la mancanza di partecipazione aperta e democratica  si traduce nell’ incapacità delle formazioni partitiche di ottenere fiducia, di risolvere i problemi concreti delle comunità, di operare nell’ottica del bene comune e, soprattutto, di  diventare soggetti propositivi delle istanze di cambiamento che vengono dalla società.

 

            In questa dialettica fra impostazioni ormai inadeguate e visioni nuove, un numero sempre maggiore di persone, con o senza tessera di partito,  avverte l’esigenza di spazi aperti in cui, nel rispetto delle specificità e delle differenze, in modo libero, trasparente, costruttivo e non inquinato da finalità di occupazione di ruoli e potere, sia possibile dedicarsi  agli effettivi bisogni dei cittadini ed ai loro  problemi reali per ricercarne in modo corresponsabile, condiviso e partecipato le migliori soluzioni. Soluzioni cercate sulla base dell’analisi rigorosa delle questioni e  della conoscenza approfondita dei temi, nell’ottica di realizzare progetti concreti rispondenti al bene comune. Soluzioni che, grazie alle energie mobilitate, alla contaminazione e ai metodi attivati, potranno anche favorire la trasformazione positiva dei partiti.

 

Il movimento LUOGHI-COMUNI è nato in questo contesto, come spazio libero di discussione e progettazione, aperto a tutte quelle persone che  intendono svolgere un ruolo attivo nelle dinamiche  di cambiamento socioeconomico, culturale e politico che il territorio, nel più vasto orizzonte globale, sta vivendo. Esso non si contrappone pregiudizialmente ai partiti tradizionali; anzi  vuole essere un luogo comune di riflessione, ascolto reciproco, dialogo, approfondimento, proposta e progettazione di iniziativa politica. 

 

            Questa carta dei valori, degli intenti e delle regole esplicita le finalità, le idee regolative, i princìpi essenziali e basilari del movimento.

 

 

 

 

VALORI,    INTENTI,       REGOLE

 

           

1       LUOGHI – COMUNI è  un movimento di trasformazione della realtà locale (comunale, provinciale, regionale) . 

2       Il suo fine è quello di realizzare un territorio solidale, accogliente e conviviale,  innovativo, capace di  tutelare e valorizzare i suoi beni comuni, ambientali, storico- artistici e paesaggistici, di ricercare la giustizia sociale,  di sostenere nuovi settori produttivi, di dare ruolo attivo alla ricerca,  al pensiero critico, ai saperi; un territorio  autenticamente democratico, dove le decisioni siano prese in modo aperto e partecipato e dove venga superata  l’attuale separazione fra cittadini, posti in condizione di subalternità,  e gruppi dirigenti delle istituzioni e dei partiti.

3       Il suo percorso di trasformazione si inquadra all’interno del grande, articolato e variegato movimento che a livello nazionale, europeo e mondiale tende ad affermare che “un altro mondo è possibile”; un mondo non guidato da logiche di dominio e di conflitto, un mondo senza guerre e liberismo selvaggio, ove al centro non siano le leggi competitive del mercato ma le persone, con i loro bisogni le loro storie le loro differenze i loro diritti, la democrazia autenticamente intesa, il rispetto per l’ambiente.

4       Il movimento LUOGHI- COMUNI si ispira al principio dell’inclusività ed è perciò   aperto a tutti quelli che si riconoscano nei contenuti concreti del progetto  e  nella Carta dei valori, degli intenti e delle regole; “nessuno è escluso se condivide metodo e progetto”: questo  il  motto, perché le esclusioni sono spesso il prodotto di  appartenenze astratte (bandiere/simboli) che  da sempre producono divisioni e marginalità.

5       Ad esso, perciò,  aderiscono, a titolo individuale ed in condizioni di assoluta parità,  donne ed uomini, ragazze e ragazzi con o senza tessera di partito e/o di altra associazione, che ne condividono i princìpi e gli intenti.

6       Il movimento ritiene che i valori della legalità debbano essere riaffermati come base di ogni impegno e convivenza civile e che costituiscano un tratto fondante della persona, nella sua dimensione pubblica, sociale, professionale, privata. Pertanto ciascun aderente dovrà ispirare i suoi comportamenti al rispetto delle regole e delle leggi.

7       LUOGHI- COMUNI  non   si pone in alternativa alle aggregazioni partitiche o associative nazionali e locali; al contrario intende dare ad esse un contributo ideale e progettuale attraverso il coinvolgimento a pieno titolo di loro aderenti.

8       Il movimento  intende praticare l’incontro e la contaminazione continua  fra mondi, linguaggi, appartenenze, culture, generi non più vissuti come recinti e steccati, ma come opportunità e ricchezza; ciò che importa è il riconoscimento delle differenze, la disponibilità al confronto, la condivisione.

9       Per questo il  movimento intende essere soprattutto un luogo di partecipazione estesa, ove sia possibile l’incontro libero ed aperto fra più esperienze e punti di vista, perché  alle linee definite da pochi ed imposte ai molti si sostituiscano  progetti e decisioni nate dalla conoscenza dei problemi, dal dibattito   fra il maggior numero possibile di persone  unite da legami di fiducia,   capaci di dialogo e di positivo conflitto,  responsabile e costruttivo,  per la ricerca del bene comune.

10 Perciò gli aderenti al movimento si impegnano a vivere le relazioni interne in un clima di reciprocità, di rispetto di tutte le differenze (di genere, di età, di etnia, di ruolo, di storia politica, etc.) in uno scambio equo basato sul riconoscimento vicendevole della “buona fede” reciproca.

11 Ogni aderente al movimento gode dell’assoluta libertà di giudizio e di espressione anche in dissenso rispetto alle decisioni assunte dalla maggioranza dell’assemblea, ma ognuno è allo stesso tempo impegnato a profondere il massimo sforzo per il raggiungimento della sintesi collettiva e ad ispirare a principi di lealtà e coerenza i rapporti interni e le relazioni esterne allo stesso movimento.

12 Il movimento crede nel valore della gratuità: non c’è nuova democrazia senza riscoperta del dono. Dono del proprio tempo e delle proprie competenze;  i personalismi propri della politica malintesa, quella che produce e persegue strategie di potere, sostituiscono il calcolo alla passione e ne fanno il tratto distintivo della “professione” politica. Il calcolo persegue  per lo più l’utile e non il bene comune.  Per questo riteniamo   che il rinnovamento democratico  richieda   più volontari e meno professionisti.

13 Leadership diffusa ed orizzontalità strutturano l’ organizzazione interna. Infatti il cambiamento, la coesione e la visione del futuro si raggiungono attraverso l’arricchimento reciproco fra tutti gli aderenti al movimento. Ciascuno  potrà svolgere ruoli guida sulla base delle sue competenze, passioni, attitudini, favorendo così, in modo distribuito, la realizzazione del progetto comune.

14  Il movimento individua al proprio interno un piccolo nucleo di aderenti al quale vengono attribuite responsabilità organizzative.

15  Gli aderenti possono organizzarsi  inoltre per gruppi d’interesse e  costituire tavoli di lavoro tematici per approfondire problemi, predisporre attività e progetti.

16 Per garantire relazioni continue ed aperte fra le persone che lo costituiscono e un efficace scambio di informazioni e proposte, gli aderenti al movimento si riuniscono sistematicamente e senza preventiva convocazione il primo ed il terzo lunedì di ciascun  mese   alternativamente nella sede di Ascoli Piceno ed in quella di  San Benedetto del Tronto .

 

 

 

 

 

 

 

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  1. #1 di cristiano il 15 ottobre 2009 - 16:57

    voglio esserti utile se vuoi massimo. ciao

  2. #2 di roberto il 7 novembre 2009 - 00:59

    Cari amici, faccio parte di un movimento civico del tutto simile al vostro… Teniamoci in contatto!
    Anche noi abbiamo elaborato una “carta dei valori”!

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